Occhiello

Elezioni europee 2019: per cosa si vota, per chi si vota

26 May 2019

Avanzi_Morando_Tinagli

Domani, 26 maggio, si vota per eleggere il Parlamento Europeo. E forse è una delle poche volte in cui si vota veramente (anche) per l’Europa e non (solo) per pesare le forze dei partiti in Italia.

Prima questione: Europa sì o no?

Europa sì, ovviamente: con tutte le critiche che si possono fare all’Europa, all’Italia l’Europa (intesa come Unione Europea) conviene, e molto.

1 – L’Italia è un paese di trasformazione e di commercio, quindi ha tutto l’interesse a stare in una comunità aperta, in cui le merci circolano con facilità. Per darvi un’idea, nel 2018 l’Italia ha esportato per 309 miliardi in Europa; di questi, 260 nell’Unione Europea e ben 190 nell’area Euro. E l’America? 60 miliardi. E l’Asia tutta (Cina e Medio Oriente inclusi)? 65 miliardi. Chiaro, quindi, che la nostra “America” (nel senso di “land of opportunities”) sia l’Europa.

2 – L’Europa infatti è una grandissima potenza economica. Secondo il FMI l’area Euro produce un Pil di 18,5 miliardi, gli Usa di 20,5, la Cina di 13, l’Italia di 2. Capito? Quando c’è da trattare volete stare con quelli forti, o da soli, emarginati? Facile.

3 – Anche sui migranti (un problema serio, ma non il nostro principale problema, che è la crescita economica e – paradossalmente – il calo demografico, per cui abbiamo bisogno di migranti, sì ragazzi, bisogno) ci conviene stare in un’Europa fortemente interconnessa, o in quella di Visegrad, alleata di Salvini e Di Maio, dove ognuno si fa gli affari propri e noi con 5mila chilometri di coste ci teniamo le nostre gatte da pelare? Facile, anche qui. Segnalo inoltre che i paesi di Visegrad sono i più severi sulle politiche di bilancio: quindi – paradosso nel paradosso – se fosse per loro saremmo già stati commissariati.

A questo punto non abbiamo più dubbi: a noi conviene (conviene, proprio guardando questioni pratiche come i soldi e la sicurezza) stare saldamente in Europa.

Adesso tocca scegliere il partito da votare domani.

Scartiamo subito i partiti anti-europeisti dichiarati: Lega, 5 Stelle, Fdi, insomma i cosiddetti “sovranisti” che vorrebbero un’Italia più debole e isolata (e magari asservita a Putin).

Qualcuno fa passare Forza Italia per partito europeista e omogeneo al Ppe. Peccato che Silvio Berlusconi in persona abbia dichiarato che il suo programma (a parte aiutare i cani, non so perché) consiste nel portare il Ppe ad allearsi con i sovranisti cioè portare le faine nel pollaio. Chi oggi dice che FI è un partito europeista (non lo è mai stato neanche prima, pensate a Tremonti) o non è informato, o è in malafede. La verità è che Berlusconi punta a una nuova stagione politica di alleanza con la Lega, e per questo è disposto – per l’ennesima volta – a sacrificare il bene del Paese che tanto dice di amare, ma che tanto ha danneggiato.

Escludiamo per carità di patria i partitini di sinistra, che dal 1919 in avanti hanno il solo scopo di danneggiare la sinistra riformista e favorire la destra. Vi basti pensare che l’attore Ivano Marescotti, uno dei cosiddetti “Vip pentiti di avere votato 5 Stelle” (quindi un reo confesso di incapacità elettorale) oggi invita a votare La Sinistra, accreditata nei sondaggi del 2 per cento.

Restano due partiti: +Europa e il PD. Entrambi hanno pregi e difetti.

+Europa è un partito sinceramente liberale ed europeista e vanta candidati credibili e stimati. Ha però – secondo me – una grave colpa: non avere accettato di far parte di una “coalizione repubblicana” insieme al PD, in chiave europeista e anti-sovranista. Rischia di pagare per questo, poiché i sondaggi la danno proprio intorno al fatidico 4% sotto al quale non si entra nell’europarlamento.

Infine il PD. Non immune da critiche (avere imbarcato allegramente alcuni degli scissionisti che solo un anno fa lo avevano combattuto con metodi piuttosto scorretti) il PD è l’unico partito di massa italiano dichiaratamente europeista. Di più, conta su ottimi candidati in ogni circoscrizione, a partire da Carlo Calenda, capolista nel Nord-Est, di fatto il leader del riformismo in Italia.

Personalmente voterò per il PD: con qualche perplessità sulla nuova gestione, ma con l’entusiasmo di poter dare la preferenza (occhio, questa volta le preferenze sono davvero importanti!) a candidati riformisti ed esperti di economia come Enrico Morando e Irene Tinagli e a una recente scoperta, Caterina Avanza, italiana, militante di En Marche, candidata nel PD: una donna giovane, prova vivente della possibilità di un’alleanza transnazionale e di apertura a un mondo (quello liberal-democratico che in Europa è rappresentato dall’ALDE Party – Liberals and Democrats for Europe), di cui l’Italia avrebbe tanto bisogno per ripartire con le riforme economiche e sociali.

Buon voto a tutti.